Chiesa e Convento di Sant'Antonio da Padova

Annesso al monastero c'era e c'è tuttora il tempio dedicato alla Madonna degli Angeli.

Chiesa e Convento di Sant'Antonio da Padova

Scheda di dettaglio

L'ex convento dei frati minori osservanti venne costruito nel 1587 (e terminato, probabilmente, nel 1592) a cura dei duchi Guido D'Amato e Giulia Spinelli, lungo la carrozzabile Galatone, Neviano, Aradeo in un luogo tranquillo e piacevole, ma facilmente raggiungibile dal paese. Una strada lastricata congiungeva il Palazzo Ducale con il monastero. Annesso al monastero c'era e c'è tuttora il tempio dedicato alla Madonna degli Angeli, oggi detto di Sant'Antonio per il culto particolare che i religiosi di Seclì hanno verso il Santo di Padova. Sotto il portico della chiesa si legge la seguente iscrizione:

D.O.M.
AC BEATE MARIE VIRGINI DE ANGELIS GUIDO DE AMATO ET IULIA SPINELLA CONIUGES TEMPIUM HOC A FRATIBUS MINORIBUS COLENDUM A FUNDAMENTIS EREXERUNT ANNO SALUTIS MDLXXXVII NUVEMBRIS I

che testimonia il nome della Chiesa Conventuale, i nomi dei suoi committenti e l'anno di costruzione. Sotto il piccolo portico c'erano affrescati alcuni episodi miracolosi del Santo Padovano: quello della mula digiuna fatta inginocchiare davanti a Gesù Eucarestia dal Santo e l'altro riguardante la completa guarigione acquistata dal giovane, che si era reciso un piede per aver tirato un calcio alla madre, mosso dal vivo dolore della colpa commessa.

Un tempo anche l'interno della chiesa era affrescato con i prodigi più salienti compiuti da San Francesco e da Sant'Antonio, primo seguace del fraticello di Assisi. Questa notizia è confermata dalle foto che siamo riusciti a trovare e dal frate Primaloto Coco che nel 1928 scriveva "......anche l'interno della chiesa, abbastanza vasta, con nove altari e due cori, uno sulla porta d'ingresso e l'altro dietro l'altare maggiore, e affrescato....".

Verso il 1960, come raccontano i nostri nonni e come testimoniano le foto la chiesa fu ristrutturata, furono abbattuti 6 dei 9 altari, fu rifatto l'altare maggiore e il pavimento che originariamente era di maiolica; furono cambiati anche gli arredi (lampadari, plafoniere, poltrone, ecc...)

Si dice che molti arredi e alcune tele furono vendute per poter completare il pagamento dei lavori. Sempre in quel periodo si chiuse la porta che collegava la chiesa al convento, si trasformò il corridoio in sacrestia e si abbattè il basamento con la croce che si trovava davanti il cortile della chiesa.

Il convento è costituito da due piani collegati da due scale: una di rappresentanza che dà sul portico e l'altra di servizio. Attraverso l'ingresso principale si entra nel Chiostro di forma quadrata con al centro una cisterna di forma ottagonale. Il chiostro è circondato su ogni lato da 5 maestose colonne. Il portico è formato da voltine a crociera e, in buona parte, i timpani sono ancora visibili, anche se sbiadite dal tempo, scene di vita francescana.

I vani che si trovano al piano terra erano sicuramente destinati all'uso diurno mentre, al primo piano, ci sono le celle, un piccolo altare, la foresteria, un vano più grande probabilmente utilizzato per le riunioni comunitarie, vari sgabuzzini e un vano, unico per tutta la struttura, adibito a toilette.
"In questa bella solitaria dimora i pochi religiosi attendevano con zelo al bene spirituale degli abitanti di Seclì e dei vicini paesi, che specie nel tempo di Quaresima si recavano al nostro convento per confessarci e comunicarsi". Comunque il convento non ha mai avuto particolare influsso nè economico nè sociale sul territorio.

Nel 1866, a seguito della soppressione dell'ordine dei Frati Minori, le strutture del convento vengono consegnate al Comune di Seclì. Da un verbale del 1866 possiamo conoscere come avvenne la consegna del convento al comune di Seclì "l'anno 1866 il giorno 28 dicembre nel convento dei padri minori di Seclì, noi Giovanni Orsi ricevitore dell'ufficio del registro di Nardò..... essendoci recato nel convento di Seclì vi abbiamo rinvenuto il Guardiano Bonaventura da San Vito insieme a padre Angelico da Oria, Padre Serafino da Racale, padre Vincenzo da Massafra, padre Emilio da Seclì, ai quali abbiamo intimato che in esecuzione della legge 7 luglio 1866 n. 3036 essendo stato soppresso il loro ordine, essi padri e fratelli erano espulsi da questo convento...... In seguito abbiamo invitato il sindaco di questo comune signor Giuseppe Saetta, il quale gentilmente prestatosi ha preso in consegna temporanea il locale non solo di questo monastero ma pur anche i giardini annessi, gli arredi sacri, statue, mobili di chiesa, ecc. ecc...."

Dopo la soppressione, il convento rimase completamente abbandonato e spesso divenne dimora di laici secolarizzati, che si ritiravano lì per tenere la chiave del camposanto e per il culto della chiesa. Il convento fu poi acquistato dal signor Vito Anghelè che lo trasformò in frantoio e deposito. Il vasto giardino fu ridotto a proprietà privata e in quella zona si è sviluppato il Rione Case Nuove. Oggi il convento è nuovamente di proprietà del Comune.


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