La celestiale figura di Suor Chiara

Suor Chiara, al secolo Isabella D'Amato, figlia del Duca Francesco D'Amato e della Marchesa Caterina D'Acugno, feudatari di Seclì e Temerano, nacque il 14 marzo del 1618. Finita in un monastero per vocazione propria e non per strategie familiari, visse il modello della santità e meritò fama di beata. La sua vicenda esistenziale presenta delle analogie con quella del conterraneo Giuseppe da Copertino, straordinario binomio nel panorama della mistica salentina del '600. Isabella crebbe a Seclì nel Palazzo paterno segnalandosi, fin dalla prima infanzia, per dolcezza, pietà e semplicità. Decisivi per la sua formazione furono i rapporti con i Frati Minori Osservanti del locale Convento di S. Antonio dai quali apprese la narrazione degli eroici martiri subiti dai missionari francescani. A 10 anni decise di dedicare la propria vita a Cristo. Osservava digiuni rigorosi e severe pene corporali e non si risparmiava di servire anche i servi della propria casa, ricevendone in cambio derisioni. Era una spiritualità fuori dal comune in quanto sostenuta con assiduità da estasi mistiche e ratti.

In quegli stessi anni Francesco da Seclì, notissimo teologo e uno dei massimi esponenti della Serafica Riforma, metteva a punto nel suo Paragone Spirituale (Bari 1634) un ideale di vita ascetico che attraverso l'isolamento, la preghiera e l'attività manuale portava all'estasi. La sua prima visione si verificò nella cappella di famiglia dove le apparve la Madonna biancovestita e con collana d'oro al collo. Da allora le visioni non si contarono più. Statura media, carnagione chiara, fronte vasta e spaziosa incorniciata di riccioli biondi, occhi azzurri e nobilissimi, naso profilato e un neo alla base, labbra rosse e piene, di indole semplice e mite. Era questa l'Isabella descritta dal biografo Francesco Severino. All'età di 18 anni entrò nello storico monastero d Santa Chiara a Nardò insieme alla sorella minore Giovanna. Dodici anni dopo prese i voti. Ispirandosi a Santa Caterina da Siena condusse la sua vita di Clarissa, in preghiere, veglie penitenziali, autuflagellazioni, ratti, deliqui, bassi sfaccendamenti a beneficio delle consorelle, febbri a rischio mortale e insperate guarigioni. Durante l'estasi si assentava dal mondo e veniva assorbita completamente dalle visioni in cui si immergeva la sua mente manifestando straordinarie qualità divinatorie, profetiche e di levitazione. Ad una di queste estasi fu presente il Cardinale Vincenzo Maria Orsini, il futuro Papa Benedetto XIII.

Morì a Nardò il 6 Luglio 1693 e venne omaggiata da folle di devoti. Otto giorni dopo il suo cadavere, estratto dal sepolcro, non era affatto rigido e non presentava il "rigor mortis". Esso si prestava facilmente ai movimenti che le suore gli facevano fare per metterlo seduto sulla sedia della cella, davanti al tavolo in adorazione del crocefisso, per ritrarlo nell'unica e preziosissima sua immagine.

Fatto il ritratto, il processo di beatificazione ebbe inizio. I prelati incaricati per il processo dovevano vedere il corpo della suora, per questo si decise di riesumere nuovamente il cadavere di Suor Chiara. Ma aperto il sarcofago si vide, con grande stupore, che le spoglie di Isabella D'Amato erano sparite e non avendole più ritrovate il processo di beatificazione non potette procedere. Questo mistero fu spiegato solo molto tempo dopo, quando una suora del convento, in fin di vita, disse che Suor Chiara era stata sepolta dalle consorelle, dopo la riesumazione, in un luogo nascosto che sarebbe stato individuato dal ritrovamento di una lapide con il nome della defunta e la data della sua morte. Ma la lapide descritta dalla suora non fu mai trovata.

Nota bibliografica
VITTORIO ZACCHINO, "Chiara D'Amato, la grande mistica del '600", in "Almanacco di Storia, Arte e Società 2003-2004" a cura di V. Zacchino, Amministrazione Comunale di Seclì, 2003.

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